Castiglioni una volta in un’intervista disse “Gli oggetti devono fare compagnia”, credo che le cose, vecchie e fatte a mano, abbiano una sorta di anima ed un’energia che riempie la casa. In Giappone gli tsukumogami sono gli spiriti animati di tutte le cose che hanno più di cent’anni, possono essere benevoli o, se sono stati trascurati, maligni e terrificanti; quindi, in Giappone sarei una specie di psicoterapeuta dei mobili.

Amo il mio lavoro, il ridare vita a qualcosa che ormai si guarda senza speranza, senza desiderio.
Trasformare i mobili e gli ambienti è una forma di magia, una forma di amore ed attenzione per il cliente che mette il suo sogno nelle tue mani.

Negli anni ho sviluppato uno stile personale, mi piace lavorare con il cliente, visitare la sua casa, parlare assieme delle sue idee, del tipo di ambiente che desidera, se preferisce i contrasti e i toni forti o l’armonia e stanza rilassanti.
Si interviene sempre in modo diverso perché tutti hanno una visione differente, l’importante è comprenderla e poi realizzarla…spetta a me.

Ogni mobile ha delle potenzialità, alcuni più evidenti, altri più nascoste.
Si tratta di trovare i punti forza e capire come valorizzarli, può essere la forma, la funzionalità, la dimensione, la semplicità oppure lo stile.
Bisogna scegliere e progettare, a volte ci possono essere più soluzioni, anche in conflitto, allora si ritorna al cliente e alle sue necessità che non sono esclusivamente di tipo pratico ma anche psicologico ed emotivo.
Questo tipo di approccio ha un nome, e ovviamente è giapponese, kansei, la progettazione emotiva.

kansei è un metodo di progettazione sviluppato in Giappone a partire dal 1970, il suo ideatore è Mitsuo Nagamachi un professore dell’Università di Hiroshima.
Attraverso il kansei è possibile identificare la percezione e le risposte emotive del cliente.
L’idea alla base del metodo è comprendere i bisogni emotivi della persona rispetto a quelli funzionali, per creare un prodotto che rifletta ciò che la persona effettivamente desidera, ma che non riesce a esprimere.

Sono una specie di psicologa dell’arredamento, d’altronde la casa è il nostro nido, il nostro porto sicuro, il luogo dove possiamo essere noi stessi fino in fondo.

Il nostro spazio è sacro e va rispettato, ricordatevi che chi lavora per voi deve sempre mettere davanti a tutto la vostra soddisfazione, questo è un aspetto che spesso non consideriamo perché siamo abituati ad essere trattati come consumatori inconsapevoli e non come individui complessi.
GOODVIBES